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lunedì 15 agosto 2011

İ Buenos dias a todos!

State per leggere il blog delle 6 Nica’s girls che hanno preso la pazza decisione di passare le loro vacanze in Nicaragua, all’insegna dell’avventura, della scoperta di un Paese misterioso e dell’incontro con l’Altro, inteso come la Persona “diversa”, ma non estranea da noi!

4 agosto 2011

Chiudete per un attimo gli occhi e immaginate…sei giovani fanciulle alle prese con ben 18 bagagli da 23 kg ciascuno, in aeroporto a Malpensa.. direte: << beh dai, a Malpensa ci sono i carrelli, il personale è italiano..quindi (?)donde està el problema?>>. Caro lettore, queste sei ragazze hanno incontrato il primo “personaggio” (categoria: “il rintronato”) al momento del check-in: al di là della montagna dei bagagli si snodava una lunga fila di viaggiatori che aspettavano di imbarcarsi con noi, peccato che la hostess di terra (il personaggio), aveva deciso di metterci una vita per imbarcare i bagagli delle protagoniste, classificate dalla prima come “le missionarie”!! Il secondo problema era la presenza nella valigia della Nica’s Enrica di una potenziale arma di distruzione di massa: un super DDT (“formato tribù pellerossa”), che è stato direttamente cestinato, senza alcuna pietà, (solo perché la Nica’s Enrica è una brava cittadina responsabile!!) da “il rintronato”.

Ed ebbe inizio il lungo viaggio..

Luogo di partenza: Milano Malpensa

…al di là di ogni confine temporale (ovvero 8 ore di fusorario), e spaziale ( stato: “in transit” per Londra e Miami)…

Destinazione: Managua, Nicaragua.

Primo volo: Malpensa-Londra.
2 ore

Le Nica’s ringraziano la British Airways per la merenda a basa di thè e biscottini moltoooo deliziosi!
Atterrate a Heatrow, il freddo vento londinese ha sferzato i volti intrepidi delle nostre protagoniste, le quali si sono messe immediatamente alla ricerca del rifugio al quale erano destinate. Grazie al super potere della Nica’s Giulia di fare gli occhi dolci, il conducente del bus numero 453 è stato ipnotizzato e indotto a portare le donzelle all’hotel Ariel Holiday Inn. Qui le nostre protagoniste hanno potuto dissetarsi (con l’ultima Sambuca del viaggio!),riposarsi e rimpizzarsi a colazione, senza badare alle occhiate sospettose e impertinenti degli inglesi.

domenica 14 agosto 2011

Ciucciuua, ciucciuua!



“e la Moldova…”. È cos’ che ho lasciato il mio stato personale di Facebook e chissà ora come lo ritroverò: cosa ci sarà scritto, in che foto mi avranno taggato, quante notifiche avrò… chissà quanti messaggi di posta elettronica con tutte le Mailing List in cui sono stato indicato…

Questa è l’Italia che ho lasciato il 30 luglio e che forse ritroverò: un Paese fatto ormai per lo più di relazioni virtuali, di “esserci in qualcosa” a qualunque costo, di comunicare da lontano ma non da vicino…

Ma in questo momento non mi interessa come la ritroverò… ho il desiderio di riscoprire - di persona, senza filtri elettronici - chi ho lasciato, i miei amici, i conoscenti, i ragazzi con cui lavoro; voglio parlarci, vederli in faccia, sapere come stanno, raccontargli la mia storia.

Qui in Moldova ho riscoperto il dialogo e quanto sia bello e stupefacente (anche se talvolta faticoso!) stare insieme e condividere un pezzo di strada comune. Ancor più, è stato affascinante avere in comune tempo e spazi con giovani volontari di questa terra: ma sì… parli un po’ di italiano semplice (anche se qualche volta ti capita di buttarci dentro qualche parola troppo complicata!), un po’ di English, impari qualche parola di romeno e provi ad assemblare delle frasi più o meno credibili anche se spesso chi hai di fronte ride per castronate che hai detto involontariamente … e poi cerchi di farti capire anche a gesti, cerchi punti di contatto e incontro ed è favoloso scoprire che, nonostante tutte queste barriere, siamo più simili di quanto possa sembrare!



…se mi metto a dire nella mia terra-Italia quanto siamo simili ai moldavi, non so quanti mi diano del matto ma, togliendo tradizioni culturali, usi, costumi, sapori, troviamo in quella terra ragazzi che hanno voglia di divertirsi e ogni tanto riescono a sfogarsi (e si divertono come noi!), ragazzi che si impegnano in ciò che fanno, ragazzi che fanno gli scansafatiche… ma troviamo anche ragazzi che sono delusi dalla propria società e non trovano in essa stimoli per migliorarsi e fare “qualcosa di grande” perché i vecchi disperati dicono “ormai non c’è più nulla da fare!”. Come dire: se non ci siamo riusciti noi, figuriamoci se ce la fate voi!
Ancor di più, ho trovato una terra e un popolo che soffrono… è veramente brutto vedere lungo le strade di Coscalia tanti alcolizzati e i nostri colleghi moldavi – che li sanno riconoscere - ci dicono di stare lontani e non avvicinarsi perché “pericolosi” oppure sentire la richiesta di una ragazza in lacrime perché ha il padre ‘drunk’ e ha paura di tornare a casa…

Ti vengono in mente tante domande alle quali non si riesce a dare una risposta, del tipo “cosa posso fare io in tutto questo?” ma ogni risposta arriverà a suo tempo.

Christian

venerdì 12 agosto 2011

LIVE IN RANONG

11,08.2554

Here we are, live in Ranong...sembra poco ed invece la seconda settimana è passata. Sembra un'eternità ed invece c'è ancora così tanto da fare!
La stanchezza per l'intensità delle giornate inizia a pesare anzi a farsi sentire.
E' tutta una questione di prospettive.
In questo viaggio è una delle "piccole grandi lezioni" che sto ricevendo. Sto imparando a distaccarmi per non essere ferita, sto imparando a coinvolgermi appieno. Cerco di percepire la giusta distanza, la giusta misura delle cose. Ne stiamo parlando molto nel gruppo, del resto.

Uno tsunami può sconvelgere una vita in un secondo. Imparo, impariamo, che una pioggia può far perdere ventimila bath ad un pescatore morgan, la fatica di raccogliere le vongole piegati in acqua, la forza di un sorriso e della condivisione, la forza di mettersi al servizio ogni giorno anche per curare chi è malato. Impariamo le soddisfazioni e le difficoltà di un'insegnante di un learning center, conciliare le differenze culturali, iniziare a conoscere la storia  la cultura birmana e percepirne la profondità, ascoltare l'insegnamento di un monaco buddista, camminare nel fango per piantare un piccolo albero. Ingoiare lacrime, buttarle fuori -come le parole-.
Stiamo facendo esperienza continua di quanto una sofferenza o una gioia possano rivoluzionare le nostre vite.

Insomma questi giorni si respira aria nuova, si respira aria di vita.


Ps. auguri a tutte le mamme (in particolare le nostre), qui è la settimana del mother's day!

Ginestra

giovedì 11 agosto 2011

Anche il deserto con qualcuno vicino sembra un giardino... Quando le parole non servono









L’ALFABETO LIBANESE

A come “Ao nessuno m’ha svejado!” (Paolo detto anche Paulo o Pablo)
B come Bei-Rut che si fanno dopo aver mangiato il cetriolo (Giulia)
C come Castitas (…)
D come Dabke (per cui siamo decisamente negati e Monica non ce la può fare!)
E come “E chi è Martina?” (Leo dopo 3 giorni di stretta convivenza)
F come fare la pizza per 60 persone e avere attimi di panic
G come “Grazie, grazie…grazie al cxxxo!” (Ale al tipo del cambio che ci rimbalza)
H come Homayma (e sei segnato dalla nascita!)
I come “Iu hev tu du laik dis” (Ale mentre sfrantuma una cassetta di plastica cercando di spiegare un gioco e terrorizza i bambini)
L come Lingua/e (il nostro primo braccialetto)
M come marsupio di Giulia ( dove potete trovare qualunque bene di prima necessità e non, fermacampioni compresi)
N come narghilè alla menta (che crea dipendenza e ti cambia la voce)
O come “Oh, Ale, se hai bisogno puoi sempre sfogarti con noi………..” (Giulia)
P come Parti Time (il rientro forzato di Leo si avvicina)
Q come quanti rotolini riusciremo a mangiare prima di diventare intolleranti??
R come rammollita (Gio a Giulia…ed è per questo che i bambini la scelgono come avversaria prediletta)
S come scarafaggio gigante (la nostra prima visita notturna indesiderata)
T come tapparella distrutta la prima sera
U come ustione da infradito (ma per somigliare a Gamon si fa questo e altro!)
V come “Vabè, vado a cercare i miei compagni di sesso...” (Gio riferendosi ad Ale e Leo…………!)
Y come Yalla!
Z come zucchine che si spacciano per melanzane (maledette!)

mercoledì 10 agosto 2011

Aspettando sto Surazzo...Chapare arriviamo!

“Ragazzi andiamo in Chapare! E copritevi bene, che c’è il Surazzo!” (italianizzato)

Ti aspetti che i denti ti battano al ritmo della danza Kuduro, che la testa sia grondante di pioggia, i tuoi passi incerti nella nebbia, e poi zanzare a sciami e scimmie assassine, serpenti velenosi e coccodrilli affamati, narcotrafficanti e cocaleros armati. Allora indossi tutto ciò che di pesante hai con te e vai, con un certo timore, ma vai… sperando che questo Don Surazzo non sia poi così inospitale.


E invece scopri che per il Vento del nord che tu ci sia, o che non ci sia, è la stessa cosa. Non solo non si presenta sull’uscio, ma anzi, probabilmente è alle prese con i postumi della Feria del Pescado, come chi troviamo sdraiato in piazza nelle prime ore del mattino, sulle panchine, in una tenda all’ingresso di una chiesa, in un’aiuola o in chissà quale mondo parallelo. E scopri un certo caldo, come qui in Bolivia non avevi mai sentito. Sì, il Surazzo non c’è, ma che importa, andiamo avanti a macinare chilometri sulla carretera tra sorpassi da togliere il fiato, buche da evitare e dossi che mettono a dura prova la schiena, stipati come sardine in scatola.


E cominci a sudare.


D’un tratto ci ritroviamo su una canoa in balia delle acque del temutissimo Rio Chapare, che quando esonda, abbatte tutto ciò che incontra e lascia gli uomini impotenti di fronte alla sua forza. I coccodrilli famelici sono in agguato, ma noi intrepidi fluttuiamo fino ad arrivare ad un fazzoletto di terra sperduto, all’incrocio di due fiumi. Nessun narcotrafficante armato, nessun morso di piranha e neanche un’anaconda, qui regna solo il silenzio e la pace.


Costantemente guardinghi torniamo a terra, costeggiando le piantagioni di banano, coscienti dei rischi che stiamo correndo, ma sconcertati dalla tranquillità dei pescatori che incontriamo sulle canoe e dalle loro donne, che in quelle acque lavano indistintamente vestiti e figli.


Ad un certo punto ti accorgi che la pellicola che ti avvolge è l’umidità, e cominci ad odiare i calzettoni al ginocchio che indossi, e ad aver voglia che arrivi questo Surazzo! Allora cerchiamo ristoro nella giungla del Chapare alla ricerca delle altalene appese ai rami degli alberi, da cui buttarsi in un volo di 18 metri, solo per avere il brivido di una bavetta d’aria che ti asciughi il volto. Coraggiosi, l’avevo detto!

Ma il coraggio porta fame e decidiamo di riempire gli stomaci con cocktail di frutti tropicali e pesce: un abbinamento torrido, come il caldo che ci accompagna!




Poi ancora sulla strada, ancora sole, ancora chilometri passando dai villaggi dei cocaleros, alla giungla delle scimmie, mettendo a dura prova la nostra digestione su un sentiero irto e insidioso.



Le maniche lunghe si accorciano, le pezze di sudore si allungano. Eravamo al punto di non farcela più, quand’ecco che ci appaiono i Monitos Chiquititos in tutta la loro agilità. Queste scimmie cercano di ipnotizzarci con i movimenti delle code, per poi approfittare di una distrazione per rubarci tutto quello che abbiamo dalle tasche, e rivenderlo ai narcotrafficanti in cambio delle foglie di coca. Ma noi, astuti e zuppi di sudore, scivoliamo giù per il sentiero fino a tornare alla macchina.

Le ore di viaggio verso casa sono burrascose, come l’arrivo di Don Surazzo, che sul finale decide di venirci a salutare, omaggiandoci di vento, pioggia e nebbia. La macchina che ci è stata prestata sembra affaticata, ma questo non ci impedisce di portare a termine anche quest’avventura.

lunedì 8 agosto 2011

Ma il Kenya dov'è?!

Oh, ma qualcuno ha sentito quelli del Kenya?! ma sono arrivati?! o sono rimasti bloccati nelle 10 ore di scalo in Turchia?!

No, non preoccupatevi, sono qui, stanno bene... li sentirete raramente (ma rassicuro i parenti, sono qui e stanno bene) perchè rapiti da questo Kenya che, nonostante l'African time, ha reso la nostra vita frenetica. tante persone da conoscere; tanti posti da vedere; nuove lingue da imparare; mercati in cui spendere ore a contrattare; strade da attraversare e matatu da prendere; bambini a cui strappare sorrisi; i ragazzi del YCTC a cui insegnare i giochi italiani; chapati e pasta da cucinare; zebre, leoni, ippopotami, giraffe da inseguire; ma soprattutto nuovi amici con cui divertirsi e con cui condividere questa esperienza che... non ci vengono in mente aggettivi che possono esprimere la nostra gioia e il senso di pienezza (non di stomaco, anche se l'ugali riempie) che proviamo...
quindi eccoci qui, sorridenti più che mai... e che l'esperienza continui!